La Reina, interrotto il ragionamento, mentre
egli salutava, come e solito, le altre Dame della corte, chiamo
Luigi Davila suo Gentiluomo d' onore, e gli commise, che facesse
intendere al Re, ch' era arrivato il Duca di Guisa, e ch' ella fra
poco l' arebbe condotto al Lovero personalmente. Si commosse di
maniera il Re, ch' era nel suo gabinetto con Monsignore di
Villaclera, con Bellieure e con l' abbate del Bene, che fu
costretto appogiarsi col braccio, coprendosi la faccia, al
tavolino, e interrogato il Davila d' ogni particolare, gli
commando, che dicesse segretamente alla Reina, che framettesse piu
tempo che fosse possibile alla venuta. L' Abbate del Bene e il
Colonello Alfonso Corso, il quale entro in questo punto nel
gabinetto, e era confidentissimo, servitore del Re, e pieno di
merito verso la corona, lo consigliavano, che ricevendo il Duca di
Guisa nel medesimo gabinetto, lo facese uccidere subito nell'
istesso luogo, dicendo l' abbate questo_ Percutiam pastorem, et
dispergentur oves_. Ma Villaclera, Bellieure, e il gran Cancelliere
che sopravvenne, furono di contrario parere allegando esesr tanta
la commozione del popolo, che in caso tale, sprezzando la Maesta
regia, e rompendo tutti i vincoli delle leggi, sarebbe corso a
precipitosa vendetta, e che non essendo le cose ancora
apparecchiate per la difesa propria, e per frenare il furore della
citta le forze de' Parigini erano troppo poderose parole per
stuzzicarle.
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